La qualità di una sorgente luminosa non dipende solo da parametri come la potenza, l’efficienza o la temperatura di colore. Esiste una componente più sottile e critica dell’illuminotecnica: la cromaticità. La cromaticità descrive il modo in cui percepiamo il colore emesso da una sorgente luminosa e piccole variazioni di cromaticità possono determinare l’uniformità visiva di uno spazio. In ambito professionale, la comprensione della cromaticità e delle sue tolleranze non è facoltativa: è essenziale.
In campo tecnico, uno dei modelli più utilizzati per quantificare queste variazioni percepibili è quello delle Ellissi di MacAdam, un riferimento essenziale nell’ingegneria ottica, nella progettazione di apparecchi di illuminazione, nel controllo qualità e negli standard internazionali.
Cosa sono esattamente le Ellissi di MacAdam?
Le ellissi di MacAdam rappresentano le regioni del diagramma di cromaticità CIE 1931 in cui un osservatore medio non distingue le differenze di colore. Sono state sviluppate grazie agli esperimenti psicofisici condotti da David L. MacAdam nel 1942, che ha analizzato l’accuratezza con cui gli esseri umani possono abbinare i colori in condizioni controllate.

Ogni ellisse delimita un insieme di cromatismi che vengono percepiti come equivalenti, anche se fisicamente non lo sono. La loro dimensione e il loro orientamento variano a seconda dell’area dello spettro, a causa della sensibilità non uniforme del sistema visivo umano: siamo più sensibili ai cambiamenti in alcune gamme cromatiche (come i toni bluastri) che in altre (come i verdi). Questa anisotropia percettiva fa sì che le ellissi siano allungate o compresse a seconda del colore di riferimento.
L’origine delle ellissi di MacAdam (1942)
Le ellissi di MacAdam hanno origine dagli esperimenti condotti dal fisico David L. MacAdam nei primi anni Quaranta.
Il suo obiettivo era quello di misurare quanto un colore dovesse essere diverso prima che l’occhio umano potesse percepirlo come distinto da un altro. A tal fine, progettò un esperimento di corrispondenza cromatica, pubblicato nel 1942-43 sul Journal of the Optical Society of America.
In questo studio, un osservatore addestrato guardava contemporaneamente due campi di colore: uno fisso (il colore di prova) e uno variabile, composto da combinazioni di luci rosse, verdi e blu. L’osservatore doveva regolare il colore variabile fino a farlo corrispondere visivamente al colore di prova, mantenendo costante la luminanza per eliminare le differenze di luminosità.
Analizzando i dati, MacAdam ha scoperto che i punti di corrispondenza cromatica formavano ellissi intorno al colore di prova sul diagramma xy della CIE 1931. Queste ellissi variavano in dimensione e orientamento a seconda dell’area dello spettro cromatico. Ad esempio, l’occhio è meno sensibile ai cambiamenti cromatici nelle tonalità del verde, dove le ellissi sono più grandi, mentre nelle tonalità del blu-violetto le ellissi sono piccole, il che indica una maggiore sensibilità.
Lo studio ha anche rivelato che le ellissi non hanno sempre lo stesso orientamento, suggerendo che la percezione delle differenze cromatiche non è uniforme: alcune deviazioni cromatiche sono più percepibili di altre. Le ellissi di MacAdam quantificano questa anisotropia nella sensibilità cromatica umana.
Ellissi di MacAdam e CRI: concetti diversi ma complementari
Sebbene siano spesso citati insieme, le ellissi di MacAdam (SDCM) e il CRI (indice di resa cromatica) non misurano la stessa cosa e non sono direttamente correlati. Le ellissi di MacAdam descrivono la coerenza del colore bianco tra diversi apparecchi di illuminazione, ovvero se le varie sorgenti sono percepite come uguali tra loro. Il CRI, invece, valuta la fedeltà con cui una sorgente luminosa riproduce i colori degli oggetti. In termini tecnici si tratta di parametri indipendenti: è possibile avere un’illuminazione molto uniforme nel colore (basso SDCM) con un CRI basso, oppure un CRI alto con variazioni di tonalità percepibili tra gli apparecchi di illuminazione. Pertanto, nelle applicazioni più esigenti, entrambi i criteri devono essere considerati in modo complementare.
Cosa significa che un apparecchio di illuminazione ha 3 gradini MacAdam?
I “gradini di MacAdam” o SDCM (Standard Deviation of Color Matching) quantificano la variazione di colore accettabile rispetto a un punto di riferimento. In termini statistici, rappresentano le deviazioni standard all’interno della distribuzione delle corrispondenze cromatiche.
| Numero di passi di MacAdam | Interpretazione tecnica e percettiva |
| 1 passo | Variazione minima, praticamente impercettibile |
| 3 passi | Variazione appena rilevabile; standard professionale |
| 5 fasi | Differenza apprezzabile nei confronti diretti |
| 7 fasi | Variazione chiaramente rilevabile |
Nelle applicazioni professionali, come ad esempio nel settore della vendita al dettaglio di alto livello, nelle gallerie, nei musei o negli alberghi, per garantire un’uniformità cromatica ottimale sono necessari 3 SDCM o meno. Nell’illuminazione esterna, industriale o stradale, sono accettabili tolleranze di 5-7 SDCM, poiché le condizioni di osservazione riducono la sensibilità dell’occhio umano alle piccole variazioni.
Perché i produttori classificano i LED in base alle fasi di MacAdam?
Durante la produzione dei LED, si verificano microvariazioni nel processo di incapsulamento, nei fosfori, nei semiconduttori e nelle condizioni termiche. Questo genera una dispersione cromatica tra le unità, anche all’interno dello stesso modello. Per controllare queste differenze, si utilizza il processo di binning, in cui i LED vengono raggruppati in base alla loro cromaticità misurata.

Un LED classificato all’interno di un raggruppamento cromatico di 3 SDCM garantisce che il suo colore rientri nell’ellisse di tolleranza percettiva accettata. Questo processo è essenziale per:
- garantire l’uniformità nelle grandi installazioni,
- soddisfare gli standard di qualità,
- evitare differenze di colore visibili in apparecchi adiacenti,
- e mantenere la coerenza del colore in progetti architettonici o commerciali.
Sebbene le classificazioni più severe aumentino l’uniformità, aumentano anche i costi di selezione e di produzione a causa dello scarto delle unità fuori gamma.
Quando è fondamentale selezionare apparecchi con bassa variazione cromatica
In illuminotecnica, la tolleranza cromatica influenza direttamente la percezione spaziale, la resa del colore e l’esperienza dell’utente. Differenze minime possono essere decisive in ambienti in cui il colore è un fattore di qualità o precisione:
- Commercio al dettaglio specializzato: una tonalità di bianco leggermente diversa nella luce emessa da una serie di faretti a binario può alterare l’aspetto dei prodotti.
- Musei e gallerie: un’illuminazione precisa è fondamentale per mantenere la fedeltà cromatica di opere delicate.
- Ospitalità e ambienti di pregio: la coerenza visiva fa parte della qualità percepita dello spazio.
- Uffici moderni: un’illuminazione uniforme migliora il comfort visivo e riduce l’affaticamento.
- Case di design: gli utenti si aspettano un’estetica ordinata e omogenea.

In queste applicazioni, mantenere un massimo di 3 SDCM è la prassi raccomandata. In scenari meno critici (parcheggi, aree industriali, esterni) non è necessario essere così rigorosi. Differenze di 5-7 passi nei proiettori di una banchina di carico non compromettono in modo significativo la funzione o la percezione complessiva.
Normative e standard (UE, ANSI, Energy Star)
Il controllo della variazione cromatica non è solo una questione estetica: è regolamentato da organismi internazionali che definiscono i limiti accettabili per la commercializzazione dei prodotti di illuminazione.
I principali riferimenti sono:
- Energy Star (USA): richiede < 7 SDCM per la certificazione LED.
- ANSI C78.377: definisce i quadranti di cromaticità per le diverse temperature di colore.
- Regolamento (UE) 2019/2020: stabilisce un massimo di 6 MacAdam per le sorgenti luminose commercializzate nell’Unione Europea.
Questi standard contribuiscono a standardizzare le aspettative, a garantire l’uniformità tra i produttori e ad assicurare che i prodotti soddisfino i requisiti minimi di coerenza cromatica.
Come selezionare i prodotti in base alle fasi MacAdam nell’ecommerce
Sulle piattaforme di illuminazione professionale, le informazioni SDCM appaiono solitamente nelle schede tecniche o nelle descrizioni avanzate dei prodotti. Per fare la scelta giusta:
- Verificare che l’etichetta riporti la dicitura “SDCM ≤ 3” se il progetto richiede un’elevata uniformità.
- Confrontare i prodotti della stessa categoria e della stessa marca per mantenere la coerenza.
- Consultare le schede tecniche quando il sito web non riporta la tolleranza cromatica.
- Privilegiare gli apparecchi con un controllo di qualità del binning documentato.
Molti siti di e-commerce includono filtri avanzati che consentono di selezionare i prodotti in base al loro livello di coerenza cromatica, il che è particolarmente utile per i progetti su larga scala.
Suggerimento tecnico: quando si installano più apparecchi in fila (ad esempio, strisce LED continue o downlight per corridoi), utilizzare unità con la stessa classificazione SDCM per evitare disparità cromatiche evidenti.
Queste differenze sono davvero evidenti?
Da un punto di vista tecnico, sì. La variazione di colore influenza la qualità percepita, la fedeltà cromatica e la coerenza spaziale. In campi come l’interior design, l’illuminazione museale o la vendita al dettaglio, differenze di pochi passi MacAdam possono essere evidenti.
I passi di MacAdam non sono un concetto astratto: collegano la percezione del colore alle decisioni pratiche di ingegneria. Comprenderli ci permette di progettare sistemi di illuminazione più coerenti, prevedibili ed efficienti.
In conclusione, le Ellissi di MacAdam sono uno strumento essenziale per i professionisti dell’illuminazione, in quanto forniscono un quadro quantitativo per la selezione e la valutazione degli apparecchi di illuminazione in base alla precisione e all’uniformità del colore. Integrarle nel processo decisionale è fondamentale per ottenere risultati tecnici ed estetici di alto livello.
